giro del mondo

Terza tappa: quel mondo lontano chiamato India

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2018-09-28

Abbiamo aspettato a scrivere dell’India. Tirare le somme di un viaggio del genere è difficile e lasciarsi prendere dall’entusiasmo (o dalla stanchezza) è molto semplice. Sono stati 13 giorni intensi, soprattutto mentalmente. Ora, seduti sul comodo letto del nostro alloggio a Bangkok, lontano migliaia di chilometri da quella terra così unica e travolgente, possiamo dirvi com’è andata.

Premessa: l’India è la sola tappa che da sempre sapevamo avrebbe fatto parte del nostro giro del mondo. È intorno a lei che è ruotato gran parte dell’itinerario. Per la nostra prima volta in terra indiana, abbiamo scelto il Rajasthan, la meta più turistica di questo paese che sembra appartenere a un altro pianeta. È qui che si trovano Agra e il Taj Mahal, le città colorate, il tramonto sul deserto, i grandi templi induisti, i forti e i palazzi dei ricchi maharajah. Sapevamo che l’India non sarebbe stata facile e abbiamo cercato di addolcire il colpo, affidandoci a una guida e limitandoci alle destinazioni più battute.

Ma l’India non è mai dolce, non al primo impatto. È una terra unica ed estrema a cui è impossibile arrivare preparati. Ti sbatte in faccia tutti i suoi problemi senza pietà né compromessi: la povertà per strada, i rifiuti che si accumulano senza fine, le case distrutte, i bambini sdraiati a fianco di cani randagi, fango ed escrementi. E poi le strade sommerse da un traffico di mucche, pecore, pullman con persone sul tetto, dromedari, carri, macchine. Tutti insieme indistintamente.

Che l’India è sempre così, te ne accorgi solo a metà viaggio. Questa terra non inganna e non nasconde mai i suoi problemi. Non ci prova nemmeno al fianco del Taj Mahal o nel cuore della capitale. Abbiamo provato a chiedere ai locali cosa ne pensassero di quell’ammasso di sporcizia che è Nuova Delhi. La risposta è sempre stata: “Delhi big city. Lot of traffic but rich city, good city.” Passando per la città, traspare tutto fuorché ricchezza e benessere. Niente è lontanamente pulito, organizzato, gestito, educato o trattato nel modo in cui ognuno di noi è abituato a pensare. Non c’è stata alcuna città, villaggio o via in cui ci siamo detti“ Ah, qui forse si sta un po’ meglio. Forse potremmo viverci, anche solo per un anno”.

L’India non ha mezze misure, nel bene e nel male. Mentre il cuore diventa un macigno e si vorrebbe scappare di fronte a tanto squallore, gli occhi si riempiono di meraviglie. La bellezza di questa terra è mozzafiato. Ciò che rimane dell’antica civiltà è incredibile, come lo sono le montagne che si tuffano nella fitta giungla che, improvvisamente, nel giro di qualche chilometro, decide di trasformarsi in un arido deserto. Incredibile è anche la loro idea di religione, il loro senso di famiglia e l’attaccamento che hanno per le loro tradizioni, il loro paese.

Con non poca amarezza, abbiamo visto il Rajasthan dal dietro del finestrino di una macchina bianca, guidata dal nostro autista indiano Anand. Con altrettanto sollievo, avevamo un’auto su cui rifugiarci quando l’India diventava troppo. Spesso la sensazione è stata quella di attraversare un mondo che non ci appartiene e di cui non possiamo fare parte. Lo si percepisce dagli intoccabili per strada che ti chiedono l’elemosina, ma anche dai ragazzi con qualche spicciolo in più che vogliono una foto con lo strambo straniero che chiuso nella sua macchina bianca passa per le strade e guarda. Giudica.

Quello che ci ha lasciato l’India va ben oltre a tutto quello che abbiamo visto e quello che vi stiamo raccontando. Attraversare il nord del paese da un estremo all’altro è stato solo l’inizio del nostro viaggio in quella terra contraddittoria, impossibile da comprendere in soli tredici giorni. A cinque giorni dal nostro saluto all’India, non riusciamo a smettere di farci domande e di pensare a quella cultura così dannatamente diversa dalla nostra.

In fondo è sempre la solita e triste verità: il diverso non smetterà mai di spaventarci.

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Giulia&Giovanni
Milan, Italy

Ciao! Siamo Giulia & Giovanni. Entrambi trentenni, siamo cresciuti nella stessa piccola città, abbiamo frequentato la stessa scuola, e ci siamo ignorati per 28 anni. Oggi siamo una coppia pronta a partire per il giro del mondo. Un viaggio di 80 giorni (sì, proprio come il libro di Jules Verne, ma è una pura coincidenza) per vedere il mondo in una volta. Finalmente a settembre si parte e non vediamo l’ora di raccontarvi tutto, con le parole e con le immagini.

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