giro del mondo

Quinta tappa: Cambogia

on
2018-10-15

Con Angkor ancora nel cuore, ci allontaniamo da Siem Reap alla scoperta della Cambogia vera. Perché questa città di autentico ha davvero ben poco: essendo a pochi chilometri dalla grande attrazione turistica del paese, si presenta come una sorta di lunapark a misura di turista. Gli hotel più lussuosi si susseguono sulla via per i templi, mentre in ogni angolo della città si trovano caffe, pub, ristoranti, ostelli e locali dalle insegne trash che sarebbero perfetti a Ibiza, ma in Cambogia stonano parecchio. Pub Street, il cuore del divertimento di Siem Reap, ti accoglie con luci fosforescenti, musica ad alto volume tutta notte, e un’orda di spumeggianti PR che fanno gara a offrire la birra e il cocktail al prezzo più basso.

Didascalico.

Arriviamo a Battambang dopo l’ennesimo viaggio in pullman. È quasi l’una e fa il solito caldo infernale. Il proprietario della nostra guesthouse ha avuto l’accortezza di farci venire a prendere da un tuk-tuk il cui autista sorridente è lì ad aspettarci da chissà quanto tempo. Per la prima volta, qui nel cuore della Cambogia, ci sentiamo i benvenuti non solo per il nostro portafoglio.

Subito ci accorgiamo che Battambang non ha nulla delle luci e della vita notturna all’occidentale di Siem Reap. Anzi, siccome arriviamo in città in un giorno di festa, tutto è praticamente chiuso e fatichiamo a trovare un posto dove mangiare. Solo il mercato centrale sembra non fermarsi mai: pesce essiccato, uova, caschi di banane, frutta tropicale coloratissima, ciotole di pesci ancora vivi a cui vengono mozzate le teste sul momento, polli sgozzati da minute signore, il tutto sotto il sole cocente. I locali ci guardano straniti mentre ci muoviamo, impacciati, in questo groviglio di banchetti e odori fortissimi.

La Cambogia di cui ci innamoriamo la scopriamo proprio a Battambang. Qui noleggiamo uno scooter e ci perdiamo per le dolci campagne. I campi verdissimi ricoperti d’acqua, dove raramente si vede qualcuno lavorare la terra eppure è tutto perfetto, le palme che svettano orgogliose a toccare il sole, gli alberi che si intrecciano a ogni cosa, i bambini che pedalano su biciclette altissime, forse dei loro papà, e ti salutano con un sorriso sincero.

C’era solo rosa.

La vita scorre a un ritmo diverso dal nostro, e per due giorni ci lasciamo cullare, senza fretta, perché nessuno qui sembra averne. Vorremmo fermarci in uno dei pochi villaggi che incontriamo e sapere come se la passano in questo mondo ai nostri occhi senza tempo e senza ansie, ma non sapremmo come. Nessuno ci capisce in città, figuriamoci in campagna. Quindi non facciamo altro che rispondere ai loro saluti vivaci perché anche noi, in mezzo a questa meravigliosa natura fatta di niente, siamo felici e torniamo un po’ bambini. Le strade sterrate di terra rossa, la polvere che si aggrappa sulla pelle, l’acqua che riflette i campi verdi, le distese di ninfee: qui la Cambogia diventa un angolo di paradiso incontaminato, tutto per noi.

Arrivare a Phnom Penh è come prendere una secchiata d’acqua gelata in faccia: la capitale della Cambogia non potrebbe essere più lontana dalla sonnecchiosa e tranquilla Battambang. Non facciamo in tempo a scendere dal pullman che tutti ci avvertono di stare attenti a portafoglio, cellulare, zaini e borsette. Ricomincia la solita routine del contrattare che caratterizza ogni tentativo di prendere un qualunque mezzo di trasporto. Gli odori si mischiano di nuovo ai gas di scarico delle macchine e delle moto che riempono le trafficate strade della capitale.

Restiamo un solo giorno a Phnom Penh, quanto basta per assaporare nel bene e nel male quello che la città ha da offrire. Passeggiamo lungo le rive del maestoso Mekong, “il fiume più bello e selvaggio della Terra”. Le sue acque di fango trascinano foglie, rami, tronchi d’albero, barche e sporcizia a gran velocità. Non mancano i bambini che fanno il bagno e i pescatori che si calano in acqua con le reti in cerca di pesci o chissà cosa.

Padania in Cambogia.

Ma basta allontanarsi dalla passeggiata lungo il fiume che si respira un’aria malsana e pesante. Le vie si illuminano di night club dove ragazze (spesso poco più che bambine) aspettano sedute i prossimi clienti (bianchi). I volti sorridenti di Battambang sono ormai un miraggio lontano. E in un attimo il crudo e violento passato della Cambogia non sembra poi così distante. Visitiamo il Tuol Sleng Genocide Museum o S-21, un tempo un liceo qualunque che durante gli anni del regime di Pol Pot venne trasformato nel principale carcere e centro di tortura del paese.

Dei circa 17.000 prigionieri, ne sopravvissero solo 7.

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT

Giulia&Giovanni
Milan, Italy

Ciao! Siamo Giulia & Giovanni. Entrambi trentenni, siamo cresciuti nella stessa piccola città, abbiamo frequentato la stessa scuola, e ci siamo ignorati per 28 anni. Oggi siamo una coppia pronta a partire per il giro del mondo. Un viaggio di 80 giorni (sì, proprio come il libro di Jules Verne, ma è una pura coincidenza) per vedere il mondo in una volta. Finalmente a settembre si parte e non vediamo l’ora di raccontarvi tutto, con le parole e con le immagini.

Ora siamo in:
Iscriviti al blog!

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog, e ricevere via e-mail le notifiche di nuovi post.

Facciamo parte di
Calendario
dicembre: 2018
L M M G V S D
« Nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31